ALLE ORIGINI DEL KARATE E DELLE ARTI MARZIALI

Il karate è un’arte marziale, ma cosa sono le arti marziali?

Arte marziale significa “arte di Marte”, Marte era il dio romano della guerra, Ares nel mondo greco, quindi l’arte marziale è una disciplina di difesa e combattimento. In lingua cinese si usa il termine wushu, dove wu significa militare e shu arte, che poi, attraverso vari processi, è stato tradotto in occidente con Kung Fu ed è divenuto famoso attraverso i film che negli anni Settanta sono stati fatti da Bruce Lee. In giapponese si usano vari termini che indicano la “via del guerriero” (budo) o dell’arte militare.

Esiste una differenza sostanziale tra una disciplina marziale e uno sport da combattimento come possono essere il pugilato, il full combact, la kick boxing. A differenza degli sport da combattimento, nell’arte marziale la lotta non è fine a se stessa, l’obiettivo non è combattere per vincere l’avversario. L’arte marziale è una disciplina che non riguarda soltanto l’aspetto fisico, ma comprende anche l’autocontrollo, l’osservanza delle regole, l’uso responsabile della forza e delle tecniche, la presa di coscienza delle proprie capacità ma anche dei propri limiti. Il principio base di tutte le arti marziali è quello di non opporre mai forza alla forza ma di sfruttare altre doti, come la velocità, l’agilità, la precisione e anche l’intelligenza.

 

Non sappiamo esattamente né dove né quando né come sono nate le arti marziali, perché quasi tutte le informazioni che possediamo sono state inizialmente tramandate oralmente attraverso le generazioni nell’ambito delle varie scuole ed è ormai assai difficile distinguere quelle sicuramente vere da quelle avvolte nella leggenda.

Possiamo certamente affermare che l’uomo ha sempre avuto bisogno di difendersi, fin dalla preistoria, prima dagli animali e poi dai suoi simili; nel momento in cui l’uomo, spinto dall’istinto della sopravvivenza, ha chiuso la mano a pugno arrivando alla conclusione che un colpo inferto in una determinata parte del corpo anziché in un’altra poteva essere più efficace, era stato mosso il primo passo verso la nascita delle arti marziali ma la strada era ancora senza dubbio lunga.

La prima testimonianza di una prima forma di arti marziali può essere costituita da delle statuette, databili tra il 3000 e il 2000 a.C. trovate a Babilonia, in Mesopotamia: una rappresenta un uomo in posizione di parata, un’altra due uomini che lottano. Non esistono altre prove che testimonino la nascita delle arti marziali in Mesopotamia, però sappiamo che la civiltà babilonese era molto ricca e poteva permettersi di avere delle persone specializzate. Può darsi che lì sia davvero nata una forma di disciplina di combattimento e che poi, alcuni praticanti, si siano mossi verso la Cina e l’India assieme ai mercanti, magari anche come guardie del corpo. La primitiva forma di lotta nata in Mesopotamia si diffuse in Oriente e iniziò ad evolversi. Ad esempio, molto tempo dopo, nel III sec. d.C. un medico cinese ideò un certo numero di esercizi ispirati a cinque animali (orso, cervo, scimmia, gru e tigre), che ancora oggi si ricordano, e affermava che la pratica regolare di questi esercizi (che egli chiamava il gioco dei 5 animali) avrebbe guarito le malattie, rafforzato le gambe e assicurato la salute.

 

 

 

Facciamo un piccolo salto nel tempo è giungiamo al 495 d.C. quando fu fondato in Cina il tempio di Shaolin

 

 

 

In questo tempio nel 520 arrivò un monaco indiano, Bodhidharma, e, secondo la leggenda fu il punto di partenza dello sviluppo delle moderne arti marziali. Bodhidharma infatti era di stirpe nobile e aveva ricevuto un’educazione militare. Quando arrivò al tempio di Shaolin, viste le non buone condizioni fisiche dei monaci, insegnò loro degli esercizi di respirazione e di ginnastica, ma anche delle tecniche di combattimento a mani nude, che col tempo furono arricchite e si trasformarono in quello che è genericamente detto wushu. Bodhidharma insegnò i principi del kenpo indiano, pugilato presente in India circa 5000 anni fa.

 

Secondo la leggenda dopo la visita di Bodhidharma, i monaci continuarono a seguire i suoi insegnamenti e divennero invincibili, capaci di difendersi da qualsiasi assalto, e la loro fama si sparse per tutta la Cina, grazie alla loro forza non solo fisica ma soprattutto mentale.

 

 

I tantissimi stile del wushu si sono poi sviluppati in due linee:

  • gli stili duri, di cui fa parte il karate
  • gli stili morbidi, a cui appartengono ad esempio l’aikido e jujutzu

 

E finalmente dunque giungiamo alla nostra disciplina, il karate. Il karate nasce, secondo la leggenda, in un piccolo arcipelago di isole al largo del Giappone, l’arcipelago di RyuKyu, e in particolare nell’isola più importante dell’arcipelago, l’isola di Okinawa, grande 1250 kmq, circa 1/7 della Corsica. Il nord dell’isola è prevalentemente boscoso, il sud comprende le città più importanti, tra cui il capoluogo, Naha che oggi comprende anche i villaggi di Shuri e Tomari, famosi per essere stati i luoghi di nascita e sviluppo del karate.

 

 

Sfortunatamente non esistono dati che ci permettano di ricostruire una storia precisa del karate e quindi dobbiamo basarci sulle interpretazioni delle notizie frammentarie. Quando in Cina iniziarono a svilupparsi le arti marziali, gli abitanti di Okinawa vivevano in modo molto semplice, grazie all’agricoltura e alla pesca.  Probabilmente esistevano a Okinawa già delle forme di combattimento a mani nude, conosciute con il nome di Okinawa-te (la mano di Okinawa):  te significa “mano”.

 

 

Verso il 1340 Okinawa si trovò divisa in Tre Regni: il regno della montagna settentrionale (Hokuzan), l regno della montagna centrale (Chuzan) e il regno della montagna meridionale (Nanzan). Il regno della montagna settentrionale era il più grande, ma anche il più povero. Il regno della montagna centrale era invece il più ricco. Nel 1372 il re del regno della montagna centrale, Satto, instaurò una forte alleanza con la Cina e da allora gli abitanti di Okinawa iniziarono a frequentare la corte cinese e ne impararono le tradizioni. Nella storia del karate questo è un momento importante perché l’Okinawa-te venne in contatto con il kenpo indiano insegnato da Bodhidharma ai monaci shaolin.

Nel 1393 l’imperatore cinese donò a Okinawa l’aiuto di un gruppo di artigiani e commercianti, che si sarebbero stabiliti nel villaggio di Kume,  e che sono poi note come le 36 famiglie di Kume: questi artigiani avevano il compito di diffondere a Okinawa la cultura e le tradizioni cinesi. Tra loro c’erano dei maestri di kenpo che condivisero le loro conoscenze con gli abitanti di Okinawa.

Nel 1429 il re della montagna centrale riuscì finalmente ad avere la meglio sugli altri due regni rivali di Okinawa e nel 1507, per paura di una rivolta da parte dei nobili cavalieri, il re proibì a chiunque, nobile o contadino, l’uso delle armi, le sequestrò e le custodì sotto sorveglianza nel proprio castello a Shuri.

 

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